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Puntellamenti, parla Tancredi

«Dopo mesi di silenzio per la correttezza dovuta a chi svolgeva le indagini su quanto riportato nell’articolo di oggi, Istituzioni nelle quali ho sempre riposto la massima fiducia, sento la necessità di precisare alcuni fatti che, a mio modo di vedere, non corrispondono a verità». E’ quanto si legge in una nota, firmata e diffusa da Pierluigi Tancredi, in relazione ad un articolo pubblicato sul quotidiano [i]IlMessaggero[/i].

«Non spetta certo a me il compito di difendere la politica – si legge ancora nella nota, di seguito riportata integralmente – atteso, peraltro, che ne sono definitivamente uscito ormai da quasi cinque anni. Mi preme ricordare, infatti, che le mie dimissioni da Consigliere Comunale risalgono al 17 Agosto 2010. Ma non era solo la politica, intesa come Sindaco, consiglieri ed assessori, che in quel drammatico momento si interessava alle attività di messa in sicurezza degli immobili danneggiati. Si muoveva, anche e soprattutto, un mondo di imprenditori, professionisti, proprietari e amministratori di stabili, oltre a varia umanità che non sempre, per non dire quasi mai, avevano bisogno di essere accompagnati negli uffici della ricostruzione, avendo già rapporti con chi aveva in quel momento il delicato incarico di tenere in piedi una città estremamente danneggiata. Ricordo bene che all’epoca il Sindaco richiese a consiglieri ed assessori di farsi parte attiva per reperire imprese in grado di effettuare lavori così impegnativi. E questo sì che poteva essere considerato un compito proprio della politica, non dovendoci necessariamente vedere lati oscuri che, se ci sono stati, è compito della Magistratura individuare.

Per quanto mi riguarda, ho sempre riconosciuto all’Ing. Mario Di Gregorio il coraggio di portare avanti un compito così importante per la città e nello stesso tempo così rischioso, ma credo che anche lui ricordi bene, così come lo ricordo bene io, che le presentazioni di imprese interessate gli arrivavano dagli ambienti più disparati. Fermo restando che l’Ordinanza demandava a lui, solo ed esclusivamente a lui, il potere di conferire gli incarichi per la messa in sicurezza degli edifici danneggiati dal sisma. Ciò premesso, vengo ai fatti».

«Mi preme sottolineare, senza tema di smentita, di non aver mai sponsorizzato alcuna impresa – scrive Tancredi – Ed è lo stesso Di Gregorio ad affermarlo nella sua deposizione, quando sostiene che ero in rapporti con i titolari di un paio di imprese. Una dichiarazione, peraltro, vera solo a metà. In realtà, dopo tanti anni di amministrazione pubblica, ero in rapporti con molti titolari di imprese e non solo edilizie. Rapporti personali fatti di conoscenza e in qualche caso di amicizia. Ma non li ho mai accompagnati dall’Ing. Di Gregorio. Non era quello il mio compito e sfido chiunque ad affermare e provare il contrario.

È lo stesso Ing. Di Gregorio, infatti, a precisare, in risposta ad una specifica domanda, che gli affidamenti alla ditta Mancini non furono effettuati per un mio intervento ma solo ed esclusivamente perchè la stessa, tra le ditte presenti nell’elenco inviato dalla Prefettura, era quella con maggiori requisiti. Quindi l’esatto contrario di ciò che viene riferito nell’articolo pubblicato oggi dal quotidiano il Messaggero. Senza mettere in dubbio la buona fede del giornalista, l’auspicio è che possa fare una lettura più attenta ed accurata delle dichiarazioni dell’Ing. Di Gregorio, attenendosi alla verità oggettiva di quanto dichiarato. A tal proposito, vorrei precisare quanto segue: ricordo bene che i lavori di messa in sicurezza affidati alla ditta DI.PE, furono assegnati mediante gara d’appalto, peraltro gestita dai funzionari dell’Ufficio Ricostruzione. Ed allora, se le ditte hanno ricevuto incarichi nella massima legalità e trasparenza, perché sollevare sospetti? Solo fumo da gettare su questa inchiesta? A che scopo mi chiedo ed a vantaggio di chi?

Peraltro, a quei tempi, la Steda – una delle imprese citate nell’articolo – non la conoscevo neppure e nemmeno era tra le ditte iscritte all’ANCE dell’Aquila. Dunque, non era nella condizione prevista per poter ricevere incarichi di mesa in sicurezza. Infatti, come risulta dagli atti dell’inchiesta “Do ut Des”, ho conosciuto Lago, titolare della Steda, solo alla fine del mese di Agosto 2009, quindi molto dopo essermi dimesso dall’incarico conferitomi dal Sindaco. Un incarico sul quale vorrei fare chiarezza una volta per tutte dato che tutti lo citano ma, evidentemente, nessuno lo ha letto con attenzione».

«Detto incarico – precisa Tancredi – non faceva e non poteva fare alcun cenno ai puntellamenti, ma riguardava il “pregiatissimo patrimonio artistico della Città dell’Aquila”. Quindi un incarico per il quale avrei dovuto riferire in Consiglio Comunale lo stato in cui si trovava il patrimonio artistico della Città e non, quindi, gli immobili da puntellare. Peraltro, la Legge vieta espressamente la possibilità di conferire incarichi esecutivi a Consiglieri Comunali ma consente per essi solo compiti di presa visione per poi riferire in Consiglio. Ed è esattamente quello che il Sindaco afferma in data 19 Giugno 2009 in un’intervista rilasciata ad un noto quotidiano online. Preciso solo, per opportuna memoria, che solo due giorni dopo, il 21 Giugno, io rimettevo l’incarico nelle mani del Sindaco. Non sono a conoscenza della telefonata riferita dall’Ing. Di Gregorio. Certo che se il Sindaco l’avesse fatta davvero, mi onorerebbe la stima riposta nella mia persona rispetto a fatti che, come lo stesso Ing. Di Gregorio afferma, prima o poi sarebbero passati al vaglio della Magistratura. Significherebbe che egli riponeva fiducia nelle mie capacità e nella mia correttezza. Stento però a credere che il Sindaco abbia potuto fare una così grande confusione tra verifica dello stato del patrimonio artistico della Città, che ben mi si attagliava vista la mia esperienza quale ex Assessore alla Cultura e presidente del Consorzio dei Beni Culturali, ed i puntellamenti che, evidentemente, avrebbero richiesto una professionalità che io non possiedo. Oggi il sindaco afferma che quello fu un grave errore politico. Ieri non la pensava così. Probabilmente ad indurlo a fare un repentino dietrofront fu la reazione di esponenti della sua maggioranza cha ambivano al ruolo affidatomi. Posso capire la logica politica di una tale dichiarazione ma la contraddizione è talmente evidente che si commenta da sola».

«Non mi risulta, infine – si legge ancora nella nota di Tancredi – l’affermazione dell’Ing. Di Gregorio su un mio presunto interesse alla liquidazione di lavori eseguiti, per la semplice ragione che quando il Comune iniziò a liquidare i lavori di messa in sicurezza io non mi recavo più negli uffici comunali da parecchio tempo. Temo che l’Ingegnere mi confonda con altri e posso capirlo data la gran mole di sollecitazioni che quotidianamente riceveva.

Preciso inoltre che dopo aver rassegnato le dimissioni dall’incarico conferitomi dal Sindaco a seguito degli sms contrari alla mia nomina pervenuti allo stesso, ribadisco, ben orchestrati da chi aveva un interesse politico a quel ruolo, non mi sono più recato negli uffici comunali se non per riunioni di Consiglio Comunale o di Commissioni Consiliari, fino alle mie dimissioni giunte poco dopo. E quando ho deciso di svolgere un’attività in qualche modo collegata alla ricostruzione della Città ho sentito il dovere di dimettermi dalla carica di Consigliere ben prima che l’allora Ministro Barca fosse costretto ad emanare una Legge per costringere chi aveva un ruolo pubblico ed era professionalmente impegnato nella ricostruzione, a scegliere tra i due ruoli ritenuti incompatibili».

LA NOTA DEL LEGALE – Pierluigi Tancredi ha diffuso anche una nota dell’avvocato Maurizio Dionisio, di seguito riportata integralmente.

«L’intervento del sindaco dell’Aquila Massimo Cialente sulla vicenda dell’interrogatorio reso alla Procura dell’Aquila dall’Ing. Di Gregorio, riportata dagli organi di stampa, diventa una vera pietra miliare nella prosecuzione dell’inchiesta Do Ut Des – si legge nella nota del legale – Infatti le affermazioni del sindaco aprono un importante squarcio di verità che proietta l’intera inchiesta in una luce completamente diversa. L’ormai famoso incarico all’allora Consigliere Tancredi, che è il vero perno intorno al quale girano le accuse al mio assistito, viene spiegato dalla persona che ha maggior titolo per farlo e cioè il sindaco che lo ha sottoscritto. Infatti è lo stesso primo cittadino a precisare di aver incaricato Tancredi esclusivamente come Consigliere delegato a supporto e raccordo nell’ambito delle azioni tese al recupero e salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della Città dell’Aquila. Quindi un incarico che nulla aveva a vedere con i puntellamenti degli edifici danneggiati. Continua il sindaco, le date dei puntellamenti sono le seguenti: 14 Maggio, prima della nomina e dal 22 Giugno quando il mio assistito aveva già rimesso le sue dimissioni. Prosegue, inoltre: “. . .dunque sin dal primo incarico di puntellamenti, il consigliere Tancredi non aveva nessuna delega, era un semplice consigliere di opposizione”. Quindi al di la delle segnalazioni, ricordate dal’Ing. Di Gregorio che – specifichiamo – nega di aver ricevuto pressioni, gli affidamenti, sempre secondo la ricostruzione del Sindaco che ovviamente condividiamo, furono assegnati utilizzando gli elenchi messi a disposizione dalle Associazioni dei Costruttori, come risulta ancora dalla nota del Sindaco che recita testualmente: “ANCE e API (Confartigianato il 16 Giugno, Confesercenti il 6 Agosto) si impegnano a stilare un elenco di ditte di seria competenza a cui demandare la realizzazione delle opere provvisionali da eseguire nel centro storico dell’Aquila”. Giova ricordare che Tancredi è uno dei firmatari del verbale redatto a tal proposito il 16 Giugno quindi uno di coloro che hanno voluto fortemente che fossero ditte aquilane di seria e provata esperienza a svolgere i lavori di messa in sicurezza. Ed infatti le ditte non venivano certamente scelte sulla base di presentazioni, ma attinte dagli elenchi che la Prefettura, d’intesa con le Associazioni dei Costruttori, inviava al Comune. Quindi incarichi legittimi e affidati nella più totale trasparenza».