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L’Aquila Calcio, errori di una stagione

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di Claudia Giannone

Società che si presentano ad inizio stagione con enormi proclami sono destinate a cadere nel baratro, producendo un rumore forse più forte di quello reale; società che arrivano in punta di piedi, delicate come poche, riescono a salire più agilmente verso la vetta. Rabbia. Rammarico. Amarezza e delusione. Tante le sensazioni sul fronte del pubblico aquilano: una stagione definita “positiva” dal mister aquilano Nunzio Zavettieri, una stagione risultata fallimentare in relazione alle dichiarazioni portate avanti da alcuni componenti della società nel primo periodo. Di certo, infatti, se i suddetti elementi avessero mantenuto basse le aspettative della piazza dal primo momento, la delusione non avrebbe attanagliato i cuori dei tifosi: la squadra non sta sicuramente terminando una stagione in ultima posizione, o in lotta per la salvezza. L’Aquila, al momento, non ha ancora conquistato una postazione ben precisa, ma cerca di vagare tra la quarta e la sesta: niente play off, ma un buon risultato per una compagine che ha investito senza dubbio molto meno di altre in questo campionato.

L’errore si può ben focalizzare su questo punto: le dichiarazioni errate. Chiamiamole premature, chiamiamole affrettate o totalmente inadeguate, ma una cosa è certa: la situazione della squadra e le spese fatte in vista della stagione non permettevano uno sperpero di parole. Si è parlato di serie B, si è parlato di play off per la promozione in serie cadetta: a cosa è servito illudere ancora una volta, quando la squadra ha dimostrato di non essere in grado di affrontare neanche avversarie dal peso ben minore? E non si accettano lamentele da parte della società, nel momento in cui la piazza, spaventata dagli spettri del passato, mostra segni di scetticismo dinanzi a dei risultati che lasciano a desiderare.

Ancora non è il momento di fare un bilancio definitivo, questo è indubbio, ma arrivati a tre gare dalla fine si può iniziare a fare un rapido calcolo: belle vittorie contro Teramo e Spal nel girone di andata e contro Ascoli e Pisa in quello di ritorno, ma è davvero il caso di far prevalere delle felicità? Andando ad esaminare, al contrario, i momenti negativi, ci si rende conto che, forse, la cosa più semplice sarebbe ripartire dagli errori e dalle debolezze per poter evitare di commettere le stesse identiche ingenuità. Indispensabile far pendere la bilancia dalla parte peggiore, indispensabile arrotondare sempre per difetto.

Pro Piacenza, Lucchese, San Marino, Pistoiese, Forlì: solo alcune tra le delusioni della stagione ancora in corso. Ed il termine “delusioni” non è di certo errato: in momenti più o meno positivi della stagione, queste sconfitte hanno fatto male come una doccia fredda, forse quella che servirebbe all’intera squadra per rinfrescarsi le idee. Esagerazione? Vedendo le diverse prestazioni sfoggiate in questi match, si direbbe che il commento è anche generoso.

Tre punti conquistati contro l’Ascoli non compensano quelli persi con il San Marino. Tre punti guadagnati a Pisa non coprono gli errori commessi sul campo della Lucchese. Nessuna vittoria può recuperare una sconfitta: partite singole necessitano commenti singoli ed elogi destinati a grandi performances non hanno nulla a che vedere con i commenti negativi dinanzi ad una gara improponibile.

Un commento generale che dovrà servire all’intero ambiente: la parola d’ordine è “organizzazione“. Che riguardi l’aspetto societario, ancora traballante nonostante le strette di mano che sembravano aver sancito un accordo di sangue, tecnico-tattico o strettamente legato alle motivazioni dei giocatori. Chi meriterà, sarà della squadra; chi non sarà in grado di dare ciò che gli sarà chiesto, resterà fuori dalla situazione. E parlando di motivazioni, ovviamente, i punti fondamentali saranno davvero pochi, ma indispensabili: attaccamento alla maglia, umiltà e senso del dovere. Perché i giocatori che, attualmente, hanno queste caratteristiche, si contano sulle dita di una mano.

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