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Papà separati Abruzzo, sede regionale a Sulmona

A Sulmona avrà sede regionale “Assitenza Papà Separati Abruzzo”, un ente che tutela la figura genitoriale più debole nel corso di una separazione coniugale.
Dopo le tante espoliazioni di servizi essenziali che ha subito la cittadina peligna, essere riusciti a portare a Sulmona la sede regionale di questa importante ed innovativa organizzazione è motivo di orgoglio per tutti.

L’equipe di lavoro è composta dall’avvocato Andrea Marino, (che ha contribuito insieme al dott. Marco Colantoni e all’avvocato Francesco Cantelmi alla redazione in Senato della Repubblica del DDL 1.756 “[i]Riforma dell’istituto dell’Affido Condiviso di minori[/i]” a firma dell’on. Enza Blundo, recentemente depositato) dalla psicologa Rona Musti esperta in problematiche familiari e da un mediatore familiare, coadiuvati da una rete di relazioni con altre associazioni del settore in tutta Italia. «E’ mia intenzione precisare, a scanso di equivoci, che non siamo un’associazione a tinte maschiliste – ha commentato il presidente Marco Colantoni -, il percorso politico e sociale di ognuno di noi ne è testimone, ma da bravi analisti e studiosi del settore, abbiamo fatto delle indagini e ci siamo documentati e il risultato che ne è scaturito è che la società, e la relativa situazione socioeconomica, è profondamente mutata.

Nelle separazioni coniugali il papà è davvero l’elemento più debole, tant’è vero che viene etichettato come “genitore bancomat”. “Papà Separati Abruzzo” è nata per battersi per provare a riequilibrare tutto questo, continua Colantoni, il papà si trova a lasciare la casa coniugale di cui spesso ne è proprietario ( capita anche che la ex moglie vada a viverci con il nuovo compagno), deve dare manenimento alla ex moglie e ai figli, deve lottare per continuare a fare il padre ( mi dirà che ci sono cattivi padri, vero, ma anche cattive madri) questo perché l’affido condiviso è tale solo sulla carta ma qui si aprirebbe uno scenario troppo grande, in piu’ deve anche cercarsi una nuova casa in affitto.

Faccia un conto: su uno stipendio anche dignitoso di 1.500 euro mensile, sottragga tutte queste voci che le ho elencato e capirà il perché sono chiamati “nuovi poveri”. Se non vanno sotto zero, come alcuni casi che stiamo trattando, rimangono in tasca pochi euro. Questo a fronte di un mensile dignitoso, immagini lei per chi non ha un reddito di quel peso,e risulta essere la maggior parte della categoria, cosa significhi.

Chi è fortunato ad avere ancora i propri genitori in vita, il ritorno a casa è la primissima scelta, immagini l’umiliazione di un papà di 50 anni nel tornare a vivere con i propri genitori, con il senso di frustrazione e la sensazione di fallimento che ne consegue. Le caritas italiane si stanno mobilitando per accoglierli, molti dormono in auto, ci sono professionisti in giacca e cravatta che pranzano presso le loro mense, e potrebbero avere una vita diversa. Nei piani sociali, tra i papabili assegnatari di edilizia popolare, alcuni comuni come quello di Roma, Milano, Napoli e Bolzano, hanno inserito i padri separati nei progetti di edificazione di vere e proprie “social houses”, se non addirittura hanno previsto la costruzione di vere e proprie “case del papà”, questo per capire meglio che forse, è il caso davvero di mobilitarsi».

“Assistenza Papà Separati Abruzzo” si trova in Via dei Sangro N. 11 a Sulmona, dietro il Teatro Comunale Maria Caniglia.

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