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La lana del Gran Sasso al top

Grazie al progetto “Pecunia” la lana del Parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga è avviata a riappropriarsi del valore economico e culturale che merita.

Infatti, dopo i promettenti risultati ottenuti nelle passate campagne di tosa, la quinta annualità del progetto si è aperta all’insegna di importanti novità. Prima fra tutte la nascita della [i]”Associazione Pecunia per la valorizzazione della lana nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga”[/i], costituita ad Assergi il 16 ottobre 2014 da 18 soci fondatori e già pronta ad accogliere l’ingresso di nuovi soci.

Si conferma, inoltre, nell’ambito del progetto, il partenariato con l’Associazione Regionale Allevatori d’Abruzzo e con l’Ufficio Territoriale per la Biodiversità del Corpo Forestale dello Stato. Per realizzare gli obiettivi del progetto, anche quest’anno sul sito dell’Ente Parco, ([url”www.gransassolagapark.it”]www.gransassolagapark.it[/url]) è stato diramato un avviso pubblico tramite il quale “Pecunia” chiama a raccolta tutti gli allevatori dell’area protetta, affinché si uniscano nella sfida di raccogliere almeno 50.000 Kg di lana sucida, proveniente dalla tosa di pecore di qualsiasi razza, da sottoporre a selezione e cernita, che verrà poi immessa sul mercato nazionale o internazionale.

Gli utili derivanti dalla vendita della lana saranno completamente ridistribuiti tra gli allevatori aderenti, tenendo conto della quantità e della qualità della lana conferita.

Possono rispondere all’Avviso Pubblico, la cui scadenza è fissata al 3 giugno prossimo, gli allevatori ovini le cui aziende zootecniche siano ubicate nel territorio di uno dei 44 Comuni del Parco.

La direttrice facente funzioni dell’Ente, Silvia De Paulis, responsabile del Servizio Agro -silvo- pastorale, che ha ideato e portato avanti il progetto “Pecunia”, auspica che «ancora per poco il Parco Gran Sasso – Laga continui a detenere la regia di un processo che vuole portare alla creazione di un sistema di filiera stabile, sempre più autonomo ed economicamente sostenibile, con la prospettiva che a gestire il processo siano sempre più gli stessi operatori zootecnici».

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