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Ombrina Mare, azione di anti-petrolizzazione

«Il fatto che il centro destra, dopo aver contrastato nei sui cinque anni di governo la sua istituzione, non abbia voluto inserire nell’ordine del giorno da votare in consiglio, l’impegno a realizzare il Parco della costa teatina dimostra tutta la strumentalità dell’operazione».

Lo ha detto ieri l’assessore regionale all’Ambiente, Mario Mazzocca, a margine della riunione straordinaria del consiglio regionale abruzzese sulla vicenda di Ombrina Mare 2 sottolineando come, fin dal suo insediamento, il suo assessorato, insieme alla Giunta Regionale abbia fatto, e continui a fare, tutto ciò che è nelle sue prerogative per impedire che si realizzino esplorazioni per la ricerca di petrolio nel nostro mare.

«Abbiamo svolto – ha proseguito Mazzocca – un ruolo di coordinamento degli Enti locali, delle organizzazioni sociali ed economiche, delle associazioni ambientaliste in fase di presentazione delle osservazioni nelle procedure di VIA nazionale e abbiamo impugnato davanti alla Corte Costituzionale quegli articoli dello “Sblocca Italia” che escludono la Regione dalle procedure autorizzative della ricerca di idrocarburi. A questo punto, l’unica cosa veramente utile per ribadire l’incompatibilità delle attività petrolifere con il modello di sviluppo scelto dalla Regione è la rapida conclusione delle procedure di perimetrazione del Parco Nazionale della Costa Teatina, con la sua conseguente piena operatività. Dire No a Ombrina Mare ed al Parco della Costa Teatina è uno strano modo, quello del centro-destra abruzzese, di concepire lo sviluppo sostenibile dell’Abruzzo».

Il Consiglio Regionale oggi ha respinto una risoluzione presentata dal centrodestra e dal consigliere Mercante (M5S) che, oltre ad costituire, secondo Mazzocca atto meramente strumentale, appariva comunque superata dagli eventi messi in atto dalla Regione Abruzzo negli ultimi mesi.

«La principale motivazione del rigetto – ha aggiunto l’assessore – risiede unicamente nella assoluta chiusura del centro-destra a voler riconoscere l’ormai pressante esigenza della istituzione del Parco della Costa Teatina, oltre alla sua estrema contestuale utilità per una concreta, importante ed ulteriore forma di opposizione alla deriva petrolifera dell’Adriatico. Nel documento, in realtà, si ometteva anche il pur minimo riconoscimento alla giunta D’Alfonso dell’attività svolta in questi mesi per scongiurare la deriva petrolifera del nostro mare. Eppure di momenti fattivi ed atti concreti ce ne sono stati diversi: dall’avvio concreto del dialogo con tutti i portatori di interesse generale (dalle istituzioni ai comitati e alle associazioni), alla assunzione di atti ufficiali per la formulazione delle osservazioni alla procedura di Via nazionale (due delibere di giunta, le prime dell’Abruzzo sul tema), due ricorsi alla Corte Costituzionale avverso l’art.38 dello “Sblocca-Italia” (prima delle nove Regioni ricorrenti). In definitiva, in soli dieci mesi si è prodotto molto di più di quanto si sia fatto nei precedenti 66 mesi».

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