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Punti Nascita, proteste e tensioni davanti all’Emiciclo

Sono circa 1.200 le persone provenienti da tutto l’Abruzzo che hanno manifestato nei pressi del Palazzo dell’Emiciclo per protestare contro la chiusura dei punti nascita. Striscioni, fischietti, megafoni, t-shirt con su scritto il numero di coda del codice fiscale dei nati a Sulmona. Tra i partecipanti anche rappresentanti della Confesercenti, sindacati e comitati spontanei. Presenti i sindaci di Pratola Peligna, Corfinio, Anversa degli Abruzzi, Introdacqua e alcuni amministratori di Campo di Giove.

MANIFESTANTI SI ARRAMPICANO SULLA RECINZIONE – Si sono registrati anche momenti di tensione, con i manifestanti che hanno rumoreggiato e lanciato dure accuse all’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, e a tutti gli amministratori regionali. Alcuni manifestanti si sono arrampicati sulla recinzione e sul cancello di entrata, controllati dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa.

CONSIGLIO COMUNALE DI SULMONA A L’AQUILA – In cinquecento circa, tra sulmonesi e cittadini provenienti dai paesi del centro Abruzzo, hanno invaso la villa comunale dell’Aquila per la seduta straordinaria del Consiglio comunale di Sulmona. Approvata all’unanimità, tra gli applausi, la risoluzione per salvare il punto nascita presentata dal sindaco e dal consigliere di minoranza Gianfranco Di Piero. Prima della dichiarazione di voto dei singoli consiglieri comunali sulmonesi ha preso la parola il sindaco Giuseppe Ranalli.

«Manca finora l’ascolto da parte del Consiglio regionale a questa nostra battaglia che non é soltanto in difesa del punto nascite, ma per salvaguardare il centro Abruzzo», ha sottolineato Ranalli, «perché il decreto di chiusura del punto nascite, dettato solo da fredde logiche numeriche, significa impoverimento e annientamento del centro Abruzzo». Secondo Ranalli, il governatore regionale D’Alfonso ha adottato 37 decreti sulla sanità senza condivisione con i territori interessati, dunque, il problema é politico, é di economia e di scelte. Il sindaco ha messo in evidenza come la politica della Regione rischia di essere spaccata in due tra area interna penalizzata e area costiera avvantaggiata. «Un ulteriore passo sarà la spirale che porterà al crollo del capoluogo peligno e del suo territorio, ha precisato Ranalli, auspicando «un’immediata revoca del decreto sul punto nascite e la previsione di una deroga». Il sindaco ha poi ricordato come questo decreto sia stato varato dopo la decisione di investimenti infrastrutturali riguardanti l’ospedale di Sulmona e l’amministrazione comunale in carica ha svolto un duro e assiduo lavoro per garantire la realizzazione di lavori giá previsti per l’ospedale sulmonese, come quelli per realizzare un nuovo blocco parto e due nuove sale operatorie. «Questa battaglia é di sopravvivenza del territorio – ha concluso – è una battaglia che non ha colore politico e che per questo vede il territorio, istituzioni e cittadini, tutto unito e perciò meritevole di essere ascoltato nelle sue legittime ragioni e nelle sue attese, cominciando a cancellare il decreto per spianare la strada ad un suo rilancio».

LA DISCUSSIONE APPRODA ALL’EMICICLO – In un clima di tensione il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, ha aperto la seduta del Consiglio regionale ordinario per discutere la questione della chiusura dei punti nascita di Sulmona, Atri, Penne e Ortona, che non era iscritta all’ordine del giorno. Di Pangrazio ha chiesto un minuto di tempo perché venisse autorizzato l’ingresso di una delegazione di amministratori del Comune di Sulmona che in gran numero ha protestato dietro i cancelli di Palazzo dell’Emiciclo. In Aula molti amministratori degli altri Comuni che devono essere chiusi secondo il decreto del presidente della Giunta regionale e commissario ad acta, Luciano D’Alfonso.

La discussione rischia di essere sterile perché la chiusura dei punti nascita è alla base dell’accordo di ieri a Roma tra l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci e il Governo per far uscire l’Abruzzo entro ottobre dal commissariamento per i debiti sulla sanità sancito nel 2008.

La seduta del consiglio regionale che stava per affrontare il discorso sulla chiusura dei punti nascita è stata aggiornata per permettere alla conferenza dei capigruppo di trovare una intesa sulle sei risoluzione presentate, di cui tre nello scorso Consiglio e tre, da poco, dai grillini che peraltro hanno firmato anche quella insieme alle opposizioni di centrodestra.

La proposta è stata fatta dalla maggioranza di centrosinistra per bocca del consigliere regionale del Pd Camillo D’Alessandro; il centrodestra aveva chiesto subito la discussione in aula nella consapevolezza delle serie difficoltà di trovare una sintesi.

Intanto, la sicurezza ha fatto entrare in aula una delegazione di amministratori della Valle Peligna come chiesto dal presidente del consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio e dal consigliere di Forza Italia Mauro Febbo «per cercare di calmare le 2000 persone che sono fuori dai cancelli di palazzo dell’emiciclo».

MANIFESTANTI CALMATI DAL SINDACO DI SULMONA – Circa 300 persone hanno superato i cancelli di recinzione di Palazzo dell’Emiciclo e sono arrivati a pochi metri dall’entrata dell’aula consiliare. I manifestanti, muniti di bandiere e trombe, hanno nuovamente attaccato con slogan molto duri la maggioranza di centrosinistra e in particolare l’assessore alla Sanità, Silvio Paolucci. Ad alimentare la protesta è soprattutto la rappresentanza di Sulmona. Tra gli slogan intonati “[i]Ci vediamo a mezzanotte[/i]”. Alcuni manifestanti hanno sottolineato che i cancelli non sono stati forzati, ma che qualcuno li ha aperti per farli entrare. Fuori Palazzo dell’Emiciclo sostano ancora un centinaio di persone. A tenere, seppure con difficoltà, i manifestanti che sottolineano peraltro di voler protestare pacificamente, è un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa che rispetto alle ore precedenti è stato rafforzato. Il sindaco di Sulmona, Giuseppe Ranalli, ha poi convinto i manifestanti a uscire dai cancelli del Palazzo dell’Emiciclo. In un primo momento non volevano sentire ragioni, ma dopo che il sindaco ha detto che la risoluzione per salvare il punto nascita di Sulmona non sarebbe stata esaminata e quindi votata se loro non avessero lasciato il cortile antistante l’aula consiliare, i manifestanti hanno deciso di ripiegare ascoltando le parole del primo cittadino.

PUNTI NASCITA: MAGGIORANZA BATTUTA SU RISOLUZIONE – La maggioranza di centrosinistra è andata sotto sui punti nascita: il Consiglio regionale ha alla fine approvato la risoluzione urgente presentata dalle opposizioni con la quale si invita il presidente della giunta regionale e commissario ad acta della Sanità, Luciano D’Alfonso, a mantenere aperti i punti nascita di Sulmona, Ortona, Atri e Penne la cui chiusura è sancita dal decreto dello stesso commissario, e garantire la sicurezza per neonati e donne con iniziative specifiche, e contestualmente a sospendere e riesaminare il decreto di chiusura.

I consiglieri di maggioranza che hanno votato con le opposizioni di centrodestra e del M5S sono Lorenzo Berardinetti (Regione Facile), Gerosonimo e Olivieri (Abruzzo Civico) e Monticelli e Pietrucci (Pd). Sui 31 votanti 17 hanno votato a favore e 14 contro. I voti contrari di D’Alfonso e di Paolucci sono stati salutati dai fischi.

La votazione nominale si è svolta in un clima da stadio alimentato dal tifo delle decine di amministratori che affollano l’aula consiliare. L’approvazione è stata salutata da un lungo applauso.

Al termine della votazione ha preso la parola il consigliere regionale del Pd, nonché sottosegretario alla presidenza della Giunta, Camillo D’Alessandro, il quale, spesso interrotto dai fischi, ha sottolineato che

«la verità verrà a galla». «Il confronto, le cariche di demagogia, la democrazia e le contestazioni nascono dalla difesa dell’esistente e da incomprensioni. Essere riformisti significa essere coraggiosi», ha spiegato D’Alessandro, che ha sottolineato come il precedente governo di centrodestra, con l’allora presidente Gianni Chiodi, pur avendo attivato l’iter per la chiusura dei punti nascita non ha firmato il decreto.

Il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, ha dovuto spesso invitare i sindaci al rispetto e quindi a non interrompere gli interventi dei consiglieri regionali.

Il Consiglio regionale ha poi approvato anche una seconda risoluzione urgente sui punti nascita, questa volta presentata dalla maggioranza di centrosinistra e votata anche dai cinque consiglieri che avevano permesso l’approvazione di quella presentata dal centrodestra, che ha mandato sotto la coalizione di governo. Nel documento si impegna il presidente della Giunta regionale e commissario ad acta per la Sanità a riesaminare il decreto commissariale «nel quadro delle compatibilità programmatorie, mediante una nuova riorganizzazione dei punti nascita attuando al riguardo iniziative sostenibili e adeguate in confronto degli uffici competenti». 18 i consiglieri che hanno votato a favore, 13 quelli contrari. Monticelli e Gerosolimo, intervenendo in aula, hanno sottolineato di aver votato contro la coalizione per coscienza, spiegando di aver più volte sollecitato D’Alfonso e l’assessore alla Sanità, Paolucci, ad attenzionare più profondamente la tematica. Pietrucci, che non è intervenuto, ha sostenuto la stessa tesi.

«REVOCARE DECRETO COMMISSARIALE» – Il Coordinamento regionale di Fratelli d’Italia-An esprime intanto solidarietà e vicinanza ai cittadini dei comuni di Atri, Ortona, Penne, Sulmona e di quelli limitrofi, che saranno interessati, nelle prossime settimane, dalla chiusura dei punti nascita dei relativi nosocomi, «cittadini che non ci stanno a subire sulla propria pelle le scelte sciagurate del duo D’Alfonso-Paolucci e che in questi giorni stanno ricorrendo a forme di protesta estrema per chiedere la revoca del decreto Commissariale numero 10/2015». «Una scelta, quella della chiusura dei punti nascita, basata solo sui numeri – si legge in una nota – e finalizzata esclusivamente ad accelerare l’uscita della sanità abruzzese dalla lunga fase commissariale. Una decisione che non tiene assolutamente conto delle distanze spesso notevoli fra l’ospedale hub e l’ospedale spoke e in particolare ignora la specificità della conformazione geografica soprattutto dell’Abruzzo interno, mettendo in serio pericolo la vita delle madri e dei nascituri. L’assessore regionale alla Sanità Paolucci continua a gettare fumo negli occhi parlando di una maggiore sicurezza nel partorire nei punti nascita rimanenti che, a suo dire, verranno potenziati, e trincerandosi dietro astrusi acronimi come ‘Sten’ e ‘Stam’ che altro non sono che semplici ambulanze adibite al trasporto della madre o del nascituro, ignorando che l’effetto immediato di simile scelta sarà un incremento dei parti programmati e quindi di tagli cesarei con il rischio di contravvenire ai principi statuiti dall’Oms. Per tutte queste ragioni, Fratelli d’Italia-An dice ‘no’ al taglio dei quattro punti nascita degli Ospedali di Atri, Ortona, Penne e Sulmona, e chiede con forza che il governatore D’Alfonso revochi il decreto commissariale di soppressione».

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