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La Ricostruzione aquilana tra sfide e coraggio

«Una ricostruzione tra coraggio e progetti ‘sostenibili partecipativi’, che coinvolga concretamente i cittadini» e una sfida che i professionisti del settore hanno accolto a viso aperto.

E’ questo lo spirito con cui deve rinascere L’Aquila, il punto focale emerso dal convegno internazionale incentrato sulla ricostruzione urbana, [i]”Dal segno alla città, sostenibilità e innovazione”[/i] organizzato dal Dipartimento Progetto sostenibile e efficienza energetica (Dipse) dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia e dalla Fondazione italiana di Bioarchitettura.

Proprio di «coraggio della ricostruzione» ha parlato Nicola Trifuoggi, vice sindaco de L’Aquila, quando inizialmente «sembrava un’impresa disperata tra difficoltà oggettive per la situazione dei luoghi e chi voleva trasferire la città nelle newtown».

Sulla doppia velocità della ricostruzione, con la periferia in netto vantaggio rispetto al centro, il vice sindaco ha spiegato che «il comune vorrebbe veder ricostruito l’asse centrale entro la fine del 2017».

Altro punto fondamentale ribadito da Patrizia Colletta, presidente del Dipse «è la necessità di una normativa che regoli in modo ordinario le situazioni derivanti da catastrofi naturali» perché «per rispondere alle emergenze servono regole certe sulle competenze».

Livio Sacchi, presidente dell’ordine degli architetti di Roma ha posto l’accento sugli errori, poiché a «L’Aquila non c’è stato un modello di sviluppo sostenibile, si è lavorato sull’emergenza» e invece si «deve ricominciare dal centro, partendo da una rigenerazione etica prima che urbana».

IL CASO ONNA – Ma intanto a Onna, frazione de L’Aquila, rasa al suolo dal terremoto, grazie ai fondi stanziati dalla Germania, come ha ricordato Susanne Schuetz Ministro Plenipotenziario dell’ambasciata tedesca «prosegue il piano di ricostruzione», l’esempio sono «la Casa di Onna, la Casa della Cultura e il restauro della Chiesa».

Per quanto riguarda la ricostruzione abitativa di Onna, Wittfrida Mitterer coordinatrice del progetto della Fondazione Italiana di Bioarchitettura, finanziato dall’Ambasciata Tedesca e approvato a febbraio 2011, augurandosi che «dal disegno si possa passare alla vita reale di questa città», ha spiegato che «la ricostruzione non decolla anche per un ufficio tecnico sotto organico», anche se ha specificato Trifuoggi «su un comparto dei tre prestabiliti siamo vicini all’ultimo atto».

In rappresentanza dei cittadini, Marco Carpini di Onna Onlus ha ribadito che «è ancora tutto fermo, la speranza c’è sempre, ma molte persone se ne stanno andando». La parola d’ordine condivisa quindi è che «le occasioni di ricostruzione devono essere opportunità per vedere delle città più efficienti e sostenibili». Dunque l’obiettivo comune è «ridare l’idea di un centro storico rinnovato e efficiente e di una periferia caratterizzata dall’identità e dal senso di comunità».

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