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Prostituzione e aborti clandestini, nuovo caso a Pescara

Ci sono nuovi sviluppi nelle indagini della polizia che hanno portato, il 9 febbraio scorso, all’operazione per l’esecuzione di tredici misure cautelari a carico di una banda di matrice romena che aveva monopolizzato la zona sud di Pescara per ciò che riguarda la gestione delle prostitute e che si era resa responsabile anche di aborti clandestini. Oggi emerge un nuovo caso di gravidanza interrotta, con il feto gettato nel water.

Nei mesi scorsi era emerso che le ragazze sfruttate erano assoggettate al punto tale da accettare, in almeno due casi, di sottoporsi ad una pericolosissima pratica di aborto clandestino, procurato attraverso la somministrazione di dosi massicce di un farmaco gastro-protettore (il Cytotec).

Due giorni dopo il blitz della squadra mobile, diretta da Pierfrancesco Muriana, si è presentata spontaneamente negli uffici della questura una delle donne gestite dall’organizzazione, una romena di 22 anni, ormai libera dai suoi sfruttatori. La giovane ha reso una dettagliata testimonianza sulle vicende che l’hanno vista coinvolta e ha anche riferito che a giungo 2014, dopo essere rimasta incinta di uno dei tanti clienti con i quali aveva avuto rapporti sessuali non protetti, uno dei capi dell’organizzazione, un 33enne, e la sua compagna 26enne, l’hanno costretta con minacce e percosse ad abortire clandestinamente, sempre tramite l’assunzione di una dose massiccia di Cytotec.

L’aborto è avvenuto nella stanza di un albergo di Pescara, con gravi rischi per la sua incolumità fisica, e i due si sono disfatti del feto gettandolo nel water del bagno. Il sostituto procuratore Paolo Pompa ha quindi indagato la coppia, già arrestata nella operazione di febbraio, per il reato di procurato aborto, emettendo nei loro confronti un avviso di conclusione indagini che è stato notificato di recente. Gli arresti di febbraio sono stati disposti dal gip Nicola Colantonio.

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