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Autismo, ‘otto passi avanti per l’Abruzzo’

Abbassare l’età media della diagnosi di autismo sotto i primi 2 anni, attraverso una formazione specifica e mirata agli educatori degli asili nido, della scuola dell’infanzia e dei pediatri di riferimento, sperimentando un format fortemente innovativo.

Si chiama [i]”Otto passi avanti per l’Abruzzo”[/i] il progetto sperimentale che l’assessorato alla Programmazione sanitaria ha deciso di promuovere grazie all’impegno del Centro regionale di riferimento per l’autismo, dell’associazione “Autismo Abruzzo onlus” e delle Asl abruzzesi.

Attraverso un combinato fra documentario, film e lezioni, il progetto darà la possibilità ad educatori dell’infanzia, operatori scolastici, corpo docente e genitori con i loro bambini e ragazzi alle sessioni di formazione in plenaria, una serie di workshop interattivi proposti da professionalità di primissimo piano tra cui pediatri di base, neuro-psichiatri infantili e ricercatori.

Il progetto, ideato da Selene e Sabina Colombo, rispettivamente regista e produttrice del docu-film su autismo e diagnosi precoce “Ochos Pasos Adelante”, patrocinato dalla Commissione italiana per l’Unesco, è stato presentato lo scorso anno davanti all’assemblea delle Nazioni Unite e dichiarata a livello internazionale come opera di interesse sociale, culturale e legislativa.

Al centro del progetto c’è proprio il docufilm “Ocho pasos adelante”, in linea con le ultime tendenze sull’utilizzo dello strumento audiovisivo per diffondere contenuti scientifici e favorire l’aggiornamento professionale e con le moderne tecniche formative volte a massimizzare l’efficacia e la completezza della didattica. Il docufilm è stato utilizzato già in diversi Paesi europei, nordamericani e sudamericani.

«L’autismo – come viene spiegato – non si può insegnare attraverso i libri e la realizzazione di un docu-film servirà a capire i bambini con questo disturbo ed entrare piano piano nel loro mondo, oltre a mostrare inequivocabilmente quali sono i campanelli d’allarme, ovvero i segnali da osservare in un bimbo o in una bimba nei primi 24 mesi di vita».

«Con questo progetto – sottolinea l’assessore alla Programmazione sanitaria, Silvio Paolucci – dimostriamo che l’innovazione e la sperimentazione possono migliorare anche la sanità ed il settore della prevenzione, con una forte spinta alla partecipazione degli operatori sanitari, dei medici, degli educatori, delle famiglie. La sanità che stiamo costruendo è una sanità che investirà sempre più energie sulla prevenzione, archiviando i metodi classici e puntando su strumenti in grado di fornire risultati concreti».

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