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Edimo, Fim-Cisl: «Ok cassa integrazione, ma serve mobilità»

«Accanto alla cassa integrazione per 111 dipendenti della Edimo, annunciata dal curatore fallimentare, Luigi Labonia, è fondamentale attivare anche la mobilità volontaria per i lavoratori che intendono lasciare l’azienda». A sottolinearlo, attraverso una nota, è Gino Mattuccilli della segreteria Fim-Cisl.

«Il curatore fallimentare ha annunciato l’attivazione della cassa integrazione straordinaria per un anno per 111 lavoratori, 51 unità del settore metalmeccanico, di cui 38 operai e 13 tra impiegati e quadri, 58 lavoratori del laterizio della piccola industria, di cui 45 operai e 13 impiegati e due dipendenti del comparto autotrasporto – afferma Mattuccilli – una misura importante per le maestranze dell’azienda dichiarata fallita il 19 febbraio scorso dal Tribunale di Roma. In una lettera del 27 marzo scorso, Labonia ha annunciato alle organizzazioni sindacali l’attivazione degli ammortizzatori sociali per 111 unità lavorative, attualmente sospese dall’attività. Una misura resa possibile nonostante sia in atto una procedura concorsuale, grazie alla proposta di fitto di ramo d’azienda avanzata dalla società Temar, messa in piedi da un gruppo di ex dirigenti Edimo».

La Fim-Cisl chiede che «i dodici mesi di cassa integrazione straordinaria siano accompagnati dalla richiesta formale del curatore fallimentare per l’accesso alla mobilità, che consentirebbe ai dipendenti di lasciare l’azienda, su base volontaria e di valutare altre opportunità lavorative. La cassa integrazione, inoltre, non verrà liquidata prima di qualche mese, mentre l’accesso alla mobilità consente un pagamento più veloce delle spettanze, anche in un’unica soluzione, nel caso in cui il lavoratore volesse intraprendere un’attività individuale».

Mattuccilli conferma che «in settimana si terrà l’incontro in Provincia. Porteremo sul tavolo tutte le proposte relative all’utilizzo degli ammortizzatori sociali e le valutazioni relative al fitto di ramo d’azienda da parte di Temar».