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Son tornate a fiorire le rose

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di Fulgo Graziosi

A qualcuno potrebbe sembrare strano un titolo del genere in pieno inverno. Una specie di aberrazione mentale il ritorno alla vita nella pienezza della stagione morta. La riflessione potrebbe risultare giusta se ci riferissimo al mondo vegetale. Provate, per un attimo, a porre il titolo tra virgolette: “Son tornate a fiorire le rose. . .” e sostituite i puntini di sospensione con “in tempo di elezioni”. Vi accorgerete che di anormale non vi è proprio nulla.

La vegetazione politica rappresenta l’esplosione della crescita. Dalla gemmazione alla perfetta infiorescenza passano pochissimi minuti. Spuntano candidati giovani e meno giovani, noti e poco noti, belli e brutti, “censurati” e incensurati, “famosi” e ignoti.

In poche parole è in atto un vero e proprio accattonaggio pur di riempire le liste elettorali con la vana speranza di raggranellare quei pochi voti necessari per fare l’ingresso nel “mondo della goduria”, dove tutti percepiscono a profusione lauti rimborsi per fantomatiche spese elettorali mai sostenute.

Che vergogna! Vergogna per chi? Per i poveri cittadini che, ob torto collo, sono costretti a sopportarne gli oneri. Non certamente per quelli che riscuotono illegalmente proventi da pascià e che, oltretutto, non sanno più come spendere. Hanno provato di tutto. Hanno esportato i “capitali” nei paradisi fiscali. Hanno realizzato delle colossali “immobiliari”. Possiedono “azioni” e hanno interessi diretti e trasversali nelle maggiori società di capitali. Sono arrivati al punto che non sanno più cosa farsene dei rimborsi elettorali. Sono scesi addirittura sul piano dei bassi consumi come lavatrici, cucine economiche, frigoriferi, televisori, tablet, cappotti, pellicce, guanti, sciarpe, calzini e mutande con e senza la firma. Non si sono privati neppure della colazione, dell’aperitivo, del pranzo, della merenda, della cena, dello spettacolo più o meno pornografico, della camera d’albergo a cinque stelle sempre matrimoniale per trascorrervi la notte insieme con “lei” o con “lui”, ancora non si capisce tanto bene, anche si non ha alcuna importanza, perché oggi la trasgressione va di moda.

E noi, poveri derelitti, dobbiamo sopportare tutto questo e continuare a pagare in silenzio “il pizzo” all’anonimo Stato? Perché, come sono state impostate le cose, solo di “pizzo” si può parlare e non di corretta e urgente tassazione per salvare il Paese.

I malavitosi esattori del pizzo, per lo meno, ci rimettono la faccia nel caso vengano presi con le mani nel sacco e, in qualche caso, possono rimetterci anche la pelle. Nel caso dello Stato, invece, non si riesce neppure ad individuare il responsabile della rapina ai danni dei contribuenti. Non si sa neppure chi possa essere il mandante, visto che il nostro “bocconiano” ha messo a credere agli italiani che ha dovuto agire per ordine e conto dell’Unione Europea. Questa operazione, secondo lui, ha consentito all’Italia di riconquistare gran parte della credibilità perduta. Non ha ancora finito di pavoneggiarsi del successo conseguito nei corridoi della Casa Bianca, quando, proprio dall’ Unione Europea, è arrivata una “devastante bordata” che ha fatto cadere tutte le piume al “bocconiano” pavone, mettendolo a nudo e richiamando il Governo ad una più corretta e oculata applicazione della tassa sugli immobili. Se è vera, com’è vera, la ferma posizione della UE in ordine alla tassazione applicata dal nostro Governo, ci troviamo al cospetto di due grosse falsità. La prima riguarda l’azione artificiosamente posta in essere dal “Professore” sull’origine della richiamata tassazione. La seconda, ancora più grave, di aver sbandierato ai quattro venti di aver ridato dignità e credibilità al Paese con una gestione fiscale alquanto dubbia, posta immediatamente in rilevo dalla stessa UE. Questa azione, in altri termini, cari signori ha una sola connotazione: “Millantato credito”, perseguibile dal nostro sistema giuridico per i semplici cittadini e, guarda caso, non per quelli che ancora godono “dell’immunità parlamentare”.

Caso strano! Anche questa è un’altra vergogna. Intanto, sebbene i cittadini contribuenti abbiano vinto anche un referendum, il Governo delle Riforme non ha voluto abrogare l’incestuosa norma inerente il “finanziamento dei Partiti”, proprio perché, forse, nutriva la riserva mentale della candidatura alle elezioni politiche. Non ha voluto affrontare neppure la generale riforma fiscale per far pagare le tasse a tutti e nella giusta misura, inventando l’ulteriore rompicapo del “redditometro”, per la cui applicazione ci vorranno gli esperti “bocconiani”, dal quale non potranno sfuggire solamente i soliti noti cittadini del ceto medio che non sono titolari, o compartecipi, di società di capitali, o che non vivano di rimborsi elettorali. Speriamo che, almeno questa volta, il responso della Sibilla Cumana delle urne sia così unanime per molti candidati: “Ibi et redibis non, morieris in bello” e che a nessuno venga in mente di spostare la virgola a proprio piacimento.

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